Accogliere la carne (in lavorazione)

Accogliere la carne. Per una visione integrale della sessualità (annuario 2018).

Paul Ricoeur

Nel saggio in cui introduce un volume di Esprit interamente dedicato al tema della sessualità, Paul Ricoeur scrive: «Perché dedicare un numero di Esprit alla sessualità piuttosto che all’amore? Non è forse l’amore il termine che raccoglie tutto, il polo attrattivo, il movente spirituale? Certamente, ma la sessualità è il luogo di tutte le difficoltà, dei tentennamenti, dei vicoli ciechi, dei pericoli, dello scacco e della gioia». Sulla scia di domande che consegnano la non esauribilità di questo tema e sollecitati dalle questioni esplosive e problematiche che arrivano dalla stretta attualità, potrebbe essere importante dedicare un numero alla questione della sessualità oggi per provare a toglierla dalla caduta nell’insignificanza e rompere il muro di timidezze.

In tal senso sarebbe interessante sviluppare il tema in modo che il punto di vista antropologico sia la linea direttiva, capace di includere altre discipline e interrogarle su precise questioni. Il tema della sessualità è centrale oggi. In esso sembrano condensarsi, addirittura intensificarsi, le patologie della relazione. Esso potrebbe considerarsi come una sorta di lente di ingrandimento per sondare lo stato di salute dei rapporti privati, ma anche, più di quanto potrebbe sembrare a prima vista, i mutamenti di quelli pubblici. L’interesse nei confronti della sessualità è dunque relativo al suo “parlare d’altro”, “essere sintomo di” e, al contempo, al suo “parlare di per sé”, alla centralità che tale sfera riveste per l’umano, essendo luogo che promette futuro, soglia e coincidenza di intimità ed esposizione. Forse proprio quest’ambivalenza è traccia dello statuto della sessualità in quanto capace di dar conto del reale e di essere insieme carica di simboli e significati ulteriori.

Per questo appare oggi necessario indagare meccanismi sociali, politici e storici, ma anche filosofici, religiosi e scientifici, che rendano evidente tale densità di significati: gli slittamenti che essa ha subito nella coscienza individuale e collettiva (exterior); la valenza enigmatica, liberante e insieme alienante, che continua ad avere a livello intrapersonale (interior); la possibilità di coglierne, oltre ogni tentativo riduzionistico, il potenziale di autentica apertura alla trascendenza (superior). Filo rosso dell’indagine potrebbe essere proprio questo “intensivo” della relazione che è la sessualità e che nelle tre dimensioni indagate non fa che riproporre il paradosso della coincidenza tra massima intimità e massima esposizione: in una parola, la vulnerabilità.

Si dovrebbe così delineare un itinerario che, muovendo dal paradosso “dipendenza-indipendenza” – attraverso il quale analizzare patologie e mutamenti della sessualità come ennesima manifestazione della contorsione tra esaltazione dell’indipendenza e corrispettiva caduta in nuove dipendenze – e “giocando” sulle tre coordinate exterior-interior-superior, guarda alla sessualità come luogo rivelativo della soglia tra intimità ed esposizione che è propria della condizione umana e occasione per riconoscerne il proprio e il rinvio ad altro da sé.

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